Ottobre 5, 2025
Charlie Kirk: il valore del dialogo e della verità
Carlo Lottieri
Ottobre 5, 2025
Charlie Kirk: il valore del dialogo e della verità
Carlo Lottieri

Turning Point USA è il nome dell’associazione universitaria che Charlie Kirk creò quando aveva solo 18 anni. La formula oggi suona davvero azzeccata, dato che la sua tragica scomparsa sembra ora rappresentare un autentico punto di svolta nel dibattito civile americano.

Anche se ben pochi in Europa lo conoscevano un mese fa, oggi sarebbe difficile sovrastimare l’importanza dell’omicidio politico di Kirk, dal momento non soltanto egli rappresentava una delle voci più note dell’arcipelago conservatore in America, ma si era pure incaricato di sviluppare una strategia originale (e vincente) per offrire ai giovani statunitensi la possibilità di accostare una visione alternativa rispetto a quella offerta dai media liberal, dalle università, da Hollywood e Netflix.

Sui giornali europei di Kirk è stata data una rappresentazione del tutto distorta. C’è chi lo ha definito “razzista”, anche se ha sempre negato l’esistenza delle razze e proprio per questo era contrario a ogni legge volta a favorire un gruppo etnico a danno di un altro. C’è chi lo ha definito “omofobo”, anche se era molto favorevole alla presenza di gay nel movimento conservatore: da cristiano era contrario sul piano morale all’omosessualità, ma non riteneva che quanto avviene nelle camere da letto fosse rilevante per la vita pubblica. Tutte accuse infondate, insomma.

Fortunatamente, e nonostante la montagna di fango che è stata rovesciata sulla sua memoria, ora la rete permette a chiunque di ascoltare molte delle innumerevoli conversazioni che, nel decennio della sua militanza pubblica, Kirk ha avuto con i giovani radical e woke incontrati nei campus, dove si recava in cerca di un dialogo, portando con sé i valori dell’America profonda.

In linea di massima, quanto si consultano questi reperti di una vita soffocata a soli 31 anni due cose colpiscono in particolare. Innanzi tutto la disponibilità di Kirk al dialogo. In tanti di questi video emerge in maniera assai netta la sua convinzione che un confronto su basi razionali sia in grado di aiutare tutti. Egli credeva nella forza del dibattito e si capiva che era sinceramente interessato a far sì che le diverse Americhe tornassero a confrontarsi, come un tempo avveniva senza problemi.

Un uomo culturalmente lontanissimo da Kirk, il senatore socialista Bernie Sanders, ha usato parole molto belle nel commentare questo tremendo omicidio. Non soltanto ha espresso vicinanza alla famiglia e riconosciuto le qualità (a dispetto della distanza ideologica) del giovane stroncato da una pallottola, ma ha anche enfatizzato due punti cruciali: che in ogni società libera nessuno deve avere paura di esprimere le proprie idee, né ci può essere il minimo spazio per la violenza.

Nei decenni passati, una parte rilevante della sinistra aveva al centro dei propri interessi proprio il valore del “free speech”, mentre oggi il semplice evocare questi temi comporta una quasi immediata identificazione con le forze politico-culturali di destra. L’augurio è che la morte di Kirk e le parole di Sanders aiutino gli americani di ogni orientamento a riscoprire l’importanza della libertà di espressione.

Oltre a ciò, nell’azione culturale condotta da Kirk si percepisce un’evidente fiducia nella verità e una sincera passione per la realtà, anche quali correlati del suo essere cristiano. Quando i relativisti del conformismo imperante gli contestavano di essere illiberale nel momento in cui affermava che esistono due generi e solo due (il maschile e il femminile), egli iniziava a mostrare loro gli esiti paradossali della loro sfiducia nella realtà.

Le conversazioni si sviluppavano ad esempio in tal modo: “Se esistono innumerevoli generi e uno sceglie quello che vuole, posso identificarmi in una lince rossa?”. “Sì, certo”. “E posso allora identificarmi in un nero?”. “Ah… no, questo direi di no”. “Perché? E posso comunque identificarmi in un adolescente?”. “No: in questo caso la biologia è chiara”. “Ma non si era detto che la biologia non contava?”. Eccetera.

Non è importante il contenuto di questo o quel confronto, e neppure il contesto: si tratti di un piccolo campus oppure di Cambridge. Neppure ci si deve aspettare che avesse sempre tesi del tutto solide e fondate. Per giunta, egli era del tutto inserito nel “trumpismo”, con tutto ciò che questo comporta: dai dazi alle oscillazioni in politica estera (solo per fare due esempi). Resta però un dato difficilmente contestabile, e cioè che la sua passione per il confronto e la libertà di espressione andavano ben oltre le sue specifiche posizioni.

È morto in un’America frammentata e incapace di dialogare. La speranza (l’illusione?) è che la sua morte aiuti a curare le ferite di quella società.